Venditori d’Aria Fritta

(103) Venghino venghino… Aria fritta di prima qualità!

La potete prima assaggiare e se di vostro gradimento, faremo un prezzo d’amici.

5 anni di buona o cattiva amministrazione! 60 mesi di proposte silenziose e rumorose “calate di testa”. 1826 giorni di pubblici interessi che diventano privati bisogni.

Noi infatti abbiamo la licenza per vendere Aria Fritta. Abbiamo tanti anni di studi dietro, tanto  bagaglio culturale e molteplici masters in: Marketing of Aria Fritted.

Stiamo anzi provando ad avviare un’attività di Franchising così tutti coloro che vogliono aprire un’attività simile o solo regolarizzare la loro attività già avviata, possono tranquillamente contattarci e manderemo direttamente a casa il manuale de: Il perfetto venditore di Aria Fritta.

Accettiamo chiunque nella nostra clientela. Anche il Direttore di Giornale, periodico o quotidiano. A lui consigliamo di aumentare il numero degli articoli facendo scrivere a turno tutti gli anonimi possibili, pescandoli dalle varie categorie del substrato sociale. Ad esempio potrebbe iniziare col far scrivere una parrocchiana: tanto si sa che i parrocchiani ogni volta che aprono bocca, creano mormorio attorno a loro. Potrebbe anche far scrivere gentili fanciulle costringendole ad apporre solo il nome di battesimo, un nome qualunque insomma come Maria e l’iniziale del cognome o di un cognome qualsiasi. Ad esempio G. Come potete tutti voi facilmente notare, noi facciamo così e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Tutti parlano di noi. Le visite al sito si moltiplicano e arrivano anche testate importanti dell’informazione a volerci dedicate spalle d’articoli e trafiletti. Altro consiglio è quello di scrivere il Direttore stesso diversi articoli o dare mandato a fedeli giornalisti per la stesura di diversi articoli usando però sempre firme diverse o addirittura senza apporre nessuna firma. Oppure altra possibilità: caro Direttore, usa pure diversi “nomi d’arte” anche se la penna è sempre la stessa, magari la tua. Gli studiosi e gli psichiatri parlano di “sdoppiamento della personalità” ma il risultato sarà lo stesso grandioso.

Così come facciamo noi. Ci scriviamo i commenti da noi.

Ah già, forse si tratta di due mondi diversi. Un giornale è una cosa seria e noi invece non siamo persone serie. Un Giornale che si rispetti mica può avere l’usanza di pubblicare articoli di autori la cui identità non è chiara e certa! Un Giornale che si rispetti e che cerchi o pretenda di fare informazione non può lasciare che la gente venga attaccata, derisa, insultata e degradata da anonimi scelti o da bambini che giocano a nascondino. Non è serietà di certo questa e i Direttori di Giornali sono persone serie. Di questo non abbiamo nessun dubbio. Fatta questa lucida riflessione, invitiamo i Direttori di Giornali a non seguire il nostro esempio. Troppo complicato e degradante per loro. A loro il nostro manuale “Il perfetto venditore di Aria Fritta” non serve. Sono già bravi così!

Tolto il Direttore di Giornale, cerchiamo allora di rivolgerci ai nostri cari lettori di questo spazio di Aria Fritta, cercando di focalizzare l’attenzione su alcuni pilastri della nostra Aria Fritta.

La nostra Aria Fritta è gratuita per voi cari amici, ne potete respirare a pieni polmoni. E’ Aria Fritta che è servita a far capire alle persone di Santa Margherita di Belice che esistono anche i giovani, che hanno idee, sogni e voglia di cambiamento. E’ Aria Fritta che è servita a far sentire la voce giovanile tra le persone “grandi” che hanno in mano le chiavi per il futuro di Santa Margherita di Belice, quello stesso futuro che dovremmo essere noi. E’ Aria Fritta libera e spontanea, respirata da tutti coloro che vogliono respirarla. Nessuno è mai stato cacciato. Nessuno è mai stato accantonato. Se qualcuno è andato perduto durante la frittura, è andato perduto per sua libera, spontanea e legittima scelta. E non per un veto nostro.

Il nostro olio quando frigge, frigge per tutti, per l’Aria di tutti.

Vito Antonio Augello

9 pensieri su “Venditori d’Aria Fritta

  1. utente anonimo

    Penso sia la verità, perchè non cominciare a valorizzare un blog?? Nulla togliendo ad un giornale, almeno qui aggiungo il mio commento(potevo essere in disaccordo), si è liberi di poter parlare e mettere in discussione i vari punti. E’ molto utile questo, specie per noi, per il mondo che punta sempre più su Internet. Ci sarà un motivo perchè lo fa!!!quindi non facciamo critiche troppo affrettate, almeno assaggiamo come potrebbe funzionare realmente un blog e facciamone parte. E non accusiamo di cose che succedono sul proprio mezzo di comunicazione cartaceo(Ignoti). Dario Ciaccio ([email protected])

  2. utente anonimo

    Venditori se è possibile voglio un manuale per me che sono anonimo e voglio continuare a crescere nel mio anonimato, io non sono un parrocchiano non sono un parrucchiere non sono un ciarlatano non sono un giustiziere.

    Sono soltanto uno che attraverso questo blog di tanto in tanto ho potuto dire il suo pensiero liberamente e nello stesso tempo sono stato informato dei vari avvenimenti di volta in volta accaduti nel paese del Gattopardo.

    Per mia necessità preferisco rimanere oscurato ma comunque AVANTI e FORZA il BLOG

    VIVA LA LIBERTA D’ESPRESSIONE NEL RISPETTO DELLE PERSONE

  3. utente anonimo

    Il post di Vito è legittimo ed esprime l’idea di larga parte del Movimento. Altri, come me, non avrebbero sprecato un post per parlare di una pseudo testata e di uno pseudo direttore.

    Vorrei dire, a coloro i quali scrivono su quel samizdat, e che magari non sono a conoscenza di alcuni particolari delle testate, che un articolo non firmato che compare su una pubblicazione rappresenta il pensiero di tutta la redazione. Tutta.

    Quando un direttore scrive un’editoriale dal giudizio personale, infatti,firma. E mi viene in mente quando Mieli si schierò sul Corriere contro Berlusconi in occasione delle politiche.

    Quindi, cari cronisti locali,state condividendo ogni baggianata scritta dal vostro direttore. Non lo dico io, ma una cosa assurda e strana che di solito si chiama giornalismo.

    Per il resto, mi dispiace solo per gli alberi.

    Benny Calasanzio

  4. utente anonimo

    Oggi su Repubblica, ieri su Liberazione c’è una mia lettera. Dite al direttore che non è male fare qualche esercizio di lettura seria.

    Benny Calasanzio

  5. dxgiovanile

    Ho letto la lettera Benny. Complimenti. Sai che ti siamo vicini.

    Per quanto riguarda il DIrettore, mi sa che non avrà tempo di leggerla perchè sarà impegnato nella preparazione del compleanno del Giornale che compie 6 anni.

    Auguri da parte mia.

    Con immutata stima verso il Direttore,

    Vito Antonio Augello

  6. utente anonimo

    Scusate ma c’è un importante aggiornamento: l’ennesimo pentito inchioda Cuffaro: al potere con i voti della mafia. Sul mio blog approfondimenti.

    Benny

  7. utente anonimo

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    Al direttore dell’Aria Fritta che opera i suoi scritti anonimi sulla carta, lo si invita ad una attenta lettura del seguente commento, a “chiarimento e risposta” dei suoi “chiarimenti”.

    In attesa della sua analisi sul voto, dopo averci pappato le INTERVISTE SENTIMENTALI, ed i ricordi “PARZIALI” di personalità che hanno dato lustro alla nostra città, si resta in attesa delle sue note elucubrazioni …..

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    Editoria, i siti internet devono sottostare alla legge 62/7.03.2001?

    Lo scorso 2001 il Governo ha varato la legge sull’editoria n. 62/7.03.2001. La rete entrò in gran subbuglio in quanto come sovente accade la genericità delle definizioni e l’ampio margine di interpretazione sembrava dovesse assestare un duro colpo all’informazione libera in rete sottoponendo tutti i siti informativi, con aggiornamenti costanti e non, alle regole editoriali in vigore per le testate in carta stampata.

    Ancora oggi, sebbene le acque si siano calmate, non sembra si sia definitivamente sopita la preoccupazione in merito alla vicenda. Tentiamo un approfondimento.

    Cosa dice la legge 62/7.03.2001

    La novità sostanziale introdotta dalla legge pubblicata nella gazzetta ufficiale n. 67 del 21 marzo 2001 riguarda il supporto con cui viene diffuso il prodotto editoriale. Letteralmente il prodotto editoriale viene identificato come “realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico”.

    Viene da sè che Internet è inclusa in tale definizione. Ogni prodotto editoriale poi che venga diffuso con regolarità e venga identificato da una “testata costituente elemento identificativo del prodotto” è sottoposto all’art. 5 legge 47/1948 che prevede la registrazione presso la cancelleria del tribunale. Sempre la stessa legge (precisamente l’art. 2) prevede inoltre debba essere indicato il luogo e l’anno di pubblicazione, nonchè nome e domicilio dello stampatore, direttore responsabile, vice direttore ecc ecc. In poche parole, la famosa gerenza.

    Qualora una testata che rientri in tali definizioni non assuma gli obblighi di legge incappa nel reato di stampa clandestina punibile con la reclusione sino a 2 anni.

    Le preoccupazioni iniziali

    Nel 2001, quando uscì la legge si scateno una vera e propria ondata allarmistica non del tutto infondata, poichè stando a quanto riportato, ogni sito in teoria avrebbe potuto essere equiparato ad un “prodotto editoriale” ed in quanto tale passibile del reato di stampa clandestina senza una gerenza o una registrazione alla cancelleria del tribunale.

    Un comunissimo blog aggiornato amatorialmente con una certa frequenza avrebbe potuto incappare in questo problema. Da qui la preoccupazione di tutta la rete. Dopo 5 anni e grazie allo spunto dato dal nostro utente che ha postato un commento ho comunque avuto la curiosità di approfondire l’argomento.

    La costituzione italiana

    Descritta la legge, ora prendiamo atto di un articolo della nostra costituzione, precisamente l’articolo 21 che letteralmente riporta;

    “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”. Ed ancora “Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso ….. o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili…”.

    Pertanto, la diffusione del libero pensiero è un diritto inviolabile sancito dalla costituzione italiana, la quale rifiuta il concetto di autorizzazione o censura per l’esercizio dello stesso. In effetti sembra un controsenso, ed in particolare sembra che la legge oggetto del presente articolo, qualora applichi le leggi sull’editoria (in particolare quella del 1948) ai siti internet in generale, violi il principio sancito dall’articolo 21 della nostra costituzione. Come interpretare dunque il tutto??

    Siti ad aggiornamento frequente od occasionale

    Sebbene in rete abbia trovato moltissimo disclaimers che svincolano i siti dalla legge 62 del 7.03.2001 poichè “non aggiornati con frequenza costante” ed in quanto tali non vincolati da tale legge, mi sembra un concetto molto relativo poichè non è definito il margine di tempo con cui determinare la costanza dell’aggiornamento. Mi spiego meglio: se ho un blog, oppure un sito che utilizzo per diffondere la mia voce ed aggiungo informazioni ogni 7 giorni può essere considerato un settimanale, se invece non lo aggiorno più di una volta al mese, può essere in ogni caso considerato mensile…e così via.

    In poche parole basta ampliare il margine di tempo che utilizziamo per definire la frequenza di aggiornamento, ed ecco che il sito diventa aggiornato “con frequenza costante”. Per cui non mi sembra che questa sia la determinante per definire se un sito debba o meno rientrare nei termini della legge sull’editoria del 2001.

    Il chiarimento di Vannino Chiti

    Da una ricerca si sono trovati informazioni molto interessanti che forse chiariscono definitivamente la questione.

    In seguito al caso sollevato con gran forza a suo tempo da punto-informatico.it. La Repubblica ha intervistato il sottosegretario di allora, Chiti, che ha risposto direttamente anche alle domando degli utenti in merito alla questione. Le risposte dell’allora sottosegretario sono forse la chiarificazione più efficace che io abbia trovato in merito alla vicenda.

    Riassumiamo qualche stralcio dell’articolo:

    Chi si deve registrare (come testata alla cancelleria del tribunale, nda)?

    “Coloro che erano tenuti a farlo prima della nuova norma. Quindi la nuova legge non estende la platea in nessun modo”.

    Un altro elemento di dubbio è l’articolo 1 della nuova norma, quello che dà una nuova definizione di prodotto editoriale che ora comprende anche i prodotti informativi multimediali. Chi produce questi ultimi (siti internet, nda), si deve registrare?

    “No. La definizione non implica l’obbligo di registrazione. E su questo non ci sono dubbi, non solo in via interpretativa, ma soprattutto in via formale. Perché la legge è, come si dice, ‘non estensibile’…”

    Se apro un prodotto editoriale in lingua italiana all’estero su un hosting estero, sono tenuto a rispettare la legge italiana?

    “Ripeto ancora una volta: non c’è nessun vincolo indicato da questa norma e quindi la problematica di per sé, o estero o italiano, è irrilevante”.

    Più precisamente quindi, il concetto di “prodotto editoriale” si applica in internet solo alle “testate giornalistiche” vere e proprie o a quei siti internet di tipo informativo che richiedano i contributi statali previsti dall’art. 31 della Legge 62/7.03.2001 come riportato dall’ex-sottosegretario stesso.

    Una voce in merito arrivò direttamente da Giulietti, estensore della legge, ma solamente dopo il montare della protesta.

    Conclusioni

    Pertanto sembra che di fatto la periodicità o meno dell’aggiornamento del sito nulla abbia a che fare con l’obbligo di resistrazione al tribunale, il quale come espresso chiaramente dall’ex sottosegretario non vincola in alcun modo i siti internet (anche quelli informativi) alle norme sull’editoria, che riguarda solo ed esclusivamente i soggetti già coinvolti precedentemente all’introduzione della nuova legge, e senza estensione alcuna. Viene pertanto a cadere a priori il problema di incappare nel reato di stampa clandestina, e perde valore anche il disclaimer ultrapresente in tutti i siti che informano sulla non periodicità degli aggiornamenti.

    Un sito internet in generale, pertanto, non è sottoposto in quanto tale alle regolamentazioni introdotte dalla legge Legge 62/7.03.2001. A maggior ragione, la nostra costituzione non ammette in modo assoluto censure o autorizzazioni particolari per diffondere il libero pensiero che può essere diffuso con ogni mezzo, sempre che chi lo eserciti non contravvenga a nessuna legge.

    F.to: L’amico di Fantomas .

  8. utente anonimo

    tratto da : http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2024291

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    Blog vuol dire fiducia, comunità e cambiamento

    Roma – I blog più noti ed autorevoli ispirano più fiducia in chi li segue di

    quanto non facciano i media tradizionali. Questa una delle più interessanti

    conferme che emergono dall’inchiesta di Diario Aperto, un’indagine che, come

    sanno i lettori di questo giornale, si basa su quanto raccolto tra fine gennaio

    e metà aprile con la collaborazione di oltre 4mila autori e lettori di blog da

    SWG, Splinder, Università di Trieste e Punto Informatico. Una rilevazione sui

    generis, generata in un contesto aperto e collaborativo, teso a evitare facili

    incasellature e classificazioni, per spingere invece sulla conoscenza delle

    diversità che si muovono nei, per, attorno e dai blog.

    Ad emergere, ad esempio, il fatto che di questi autori e lettori l’83,9% riponga

    molta o abbastanza fiducia nei blog più autorevoli, un valore significativo e

    più alto rispetto a quello concesso a quotidiani cartacei (73,1%) o alle

    versioni Internet dei quotidiani (75,6%) e molto più alto rispetto a

    telegiornali e radiogiornali (45,6%). Non solo, l’89,9% ritiene i blog più

    liberi, con meno censure, e il 71,9% li definisce nel complesso “più

    interessanti”.

    I blog sono interessanti perché slegati da pressioni editoriali e commerciali

    ritenute più vicine al giornalismo tradizionale dal campione analizzato. E sono

    apprezzati perché riportano contenuti più originali e più liberi rispetto ad

    altre fonti di informazione mediatica (rispettivamente per l’89,3% e l’89,9% dei

    rispondenti). A questo proposito, non è casuale il fatto che il 64,2% degli

    autori di blog, nell’atto di pubblicare un post, dichiari di non avere in mente

    un ipotetico target di lettori come invece accade per il giornalista

    tradizionale. Spesso si scrive per se stessi, anche se sono molti coloro che

    dichiarano di scrivere per tutti indistintamente (44,1%).

    Ma i blog non sono estranei al contesto mediatico: se è vero che il blog

    rappresenta una arena di dibattito con meno controlli e più passioni, è anche

    vero che i mass media ricorrono nei contenuti pubblicati dai blog. Il 48,8% dei

    blogger conferma il ricorso a siti professionali di news, giornali cartacei, tv,

    radio e altri media per trarre “spunti” per i propri post (il 28,6% fa ricorso

    anche a media non digitali).

    La cosa cambia quando a scrivere sono donne, molto più attente alla dimensione

    quotidiana: l’80,9% delle donne (contro il 53,7% degli uomini!) dice di

    utilizzare episodi della vita reale tra le fonti principali dei propri post. E

    il 39,7% delle donne (contro il 23,6% degli uomini) dichiara di leggere

    determinati blog a causa del “rapporto di amicizia con l’autore”. E sono molto

    attive: il 40,3% delle autrici di blog scrive su più di un blog; la percentuale

    al maschile è del 32,7.

    Ma proprio il forte ricorso ai contenuti dei media mainstream suscita due

    riflessioni: la prima è che il blog, medium soggettivo per sua natura,

    costruisca “senso” e “valore critico” grazie alla rete di relazioni, alla

    blogosfera in cui è inserito e che riconosce e da cui è riconosciuto; la seconda

    invece è che a determinare l’agenda del blog siano gli stimoli dei media

    tradizionali con tutto quello che ne consegue. “Ci appare chiaro – dichiarano

    gli autori dello studio – quale sia l’influenza dei produttori tradizionali di

    informazione (quasi sempre giornalisti ovvero “professionisti” del mestiere che

    lavorano in un mercato determinato da regole e pressioni) a dettare l’agenda

    delle informazioni anche all’interno dei blog”.

    Ed è comprensibile il sussistere di un approccio ludico, leggero e sperimentale

    al blogging: alla domanda se i blogger debbano avere le stesse responsabilità

    dei direttori dei giornali il 56,6% si dice contrario (e il 13,7% non sa/non

    risponde). L’attività di blogging così sembra gioco, sperimentazione, distacco

    da regole predefinite socialmente prima del blogging o fuori da esso: pochissimi

    (13%) vogliono una legge che aumenti il controllo su quello che viene scritto

    sui blog. Questi dati colpiscono se si confrontano con l’abilità professionale

    del giornalista nel mercato editoriale a cui è richiesto solitamente di sapersi

    rivolgere nei suoi prodotti giornalistici a un target specifico. “Esiste ancora

    quindi – spiegano i ricercatori – una dimensione del blogging assolutamente da

    non sottovalutare ovvero la dimensione sperimental-esplorativa. L’elemento

    ludico nell’approccio alla scrittura è essenziale: con le fonti si gioca in un

    sistema con regole non scritte totalmente interne, dove il rapporto con

    l’esterno (giornalisti professionisti e media tradizionali) è ancora irrisolto,

    quanto quello con la propria audience”.

    Volendo considerare autori e lettori di blog individui che vivono una dimensione

    informativa ampia e consapevole, che comunica molto (il 69,6% usa un instant

    messenger almeno una votla alla settimana e spesso lo fa anche con l’ausilio

    della webcam), si passa link, dati ed opinioni, è interessante notare come il

    56,2% del campione non usi mai o raramente i feed reader, il 66,1% non usi mai o

    occasionalmente i newsgroup e le webchat siano letteralmente dimenticate dal

    76,8%. “Malgrado il successo di accessi di Wikipedia – sottolineano i

    ricercatori di Diario Aperto – diventare autori di un wiki è roba per espertoni:

    l’82,9% non è mai stato autore di un wiki o lo è stato solo occasionalmente.

    Resistono i forum, invece, per cui il 62,2% passa volente o nolente almeno una

    volta al mese e che hanno un particolare successo tra i più giovani”.

    Come accennato, queste sono solo alcune estrapolazioni dell’enorme quantità di

    dati raccolti che già dai prossimi giorni saranno gratuitamente scaricabili dal

    sito di Diario Aperto, dati che saranno anche gratuitamente (ri)utilizzabili. Un

    effetto, spiegano gli autori dello studio, della diversità di Diario Aperto: “Se

    è vero che Diario Aperto tenta di incasellare i blog similmente a chi ci ha

    preceduto – spiegano gli autori – vogliamo sottolineare come lo scenario sia

    aperto alle bocche, anzi alle tastiere, dei singoli”. Tanto che su del.icio.us,

    sottolineano, “ognuno può archiviare il suo commento (o quello di un altro!) con

    la tag DiarioAperto dove abbiamo già archiviato quasi cento link che parlano

    bene e anche male di Diario Aperto”.

    Quella che si profila come la più importante rilevazione sulla blogocosa

    nostrana è stata co-promossa anche da AdMaiora, BlogBabel, Blog di Grazia,

    BlogItalia, ProDigi e Running. L’appuntamento con tutti i dati è tra pochi

    giorni sul sito di Diario Aperto.

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