Chiesa a rischio chiusura per… debiti (forse!?!) a Santa Margherita Belìce

Qualche giorno fa è stato pubblicato sulle pagine del GdS e su alcuni siti internet che si occupano anche dei fatti che avvengono nel nostro paese, un articolo a firma di un giornalista locale nel quale si mette in risalto la situazione economica della parrocchia di Santa Margherita di Belìce.
Il titolo dell’articolo ci ha lasciati di stucco, specie conoscendo la generosità dei nostri concittadini nei confronti della parrocchia; generosità che sarà sfuggita al giornalista.
Ci scusiamo con i lettori se ne facciamo mensione solo adesso, ma attendavamo, chissà, una smentita o un approfondimento, che non sono arrivati.

Ecco qui l’articolo in questione (e qui ecco la fonte)

Da un lato alcuni debiti pregressi e dall’altro il calo delle offerte libere per i servizi erogati, matrimoni, funerali e battesimi. La conseguenza potrebbe essere la “chiusura” della chiesa del Santissimo Rosario o quanto meno il ridimensionamento dei servizi. L’arciprete di Santa Margherita, don Filippo Barbera, ha diramato una lunga nota per spiegare quanto sta accadendo. Padre Barbera è arrivato nella cittadina del Gattopardo nel novembre 2010. Domenica scorsa ha sorpreso un po’ tutti con il suo invito scritto a “sovvenire alla necessità della Chiesa”. Fra i motivi della crisi, Don Filippo indica: “Alcune spese fatte, e non pagate, prima del suo arrivo in Comunità e dunque il debito di circa 8 mila euro”. Poi secondo l’arciprete “anche il sistema dell’offerta libera per qualsiasi servizio parrocchiale – così scrive – metodo questo richiesto dalla nostra Diocesi fin dal 1982”. “Fin ora ho cercato di tamponare personalmente – aggiunge – ma col passare del tempo mi sono dovuto accorgere che occorre un intervento straordinario per ripianare la situazione. So benissimo che il sistema della “offerta libera” funziona poco, poiché a ciò non si è stati educati. Ritengo che dobbiamo crescere, ancora tanto, nella direzione della partecipazione e della corresponsabilità nella vita della parrocchia, anche nel campo economico”. Quindi l’appello di don Fillippo Barbera alla Comunità Ecclesiale: “Sono qui a chiedervi un aiuto straordinario per la Parrocchia. Apriremo una sottoscrizione libera per ripianare il debito parrocchiale. Ognuno potrà dare il proprio contributo per i bisogni della Parrocchia. Una cosa, pero, chiedo a tutti: per esigenze di trasparenza cristiana ed ecclesiale, non posso accettare offerte anonime. Quindi, nel resoconto che appenderemo alla porta della Chiesa Madre dovranno comparire almeno le iniziali di nome e cognome dell’offerente e la cifra offerta”. Poi il religioso, prendendo atto del difficile momento che attraversa l’intera nazione e dunque anche le famiglie belicine, aggiunge: “Scusatemi se in un momento di così grave crisi mi permetto bussare alla porta del vostro cuore: la gravità della situazione, dopo tanta preghiera, sofferenza e consultazioni, mi chiede di compiere questo passo. So che non deluderete le attese del Signore e che non mi sbatterete la porta in faccia come alcuni, con totale assenza di senso ecclesiastico, hanno fatto”
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Invitiamo, qualora lo volesse, l’Arciprete don Filippo Barbera, a replicare dalle pagine del nostro blog, a questo articolo; così come ribadiamo di essere disponibili con chiunque per qualsiasi segnalazione, chiarimento o appello.

13 pensieri su “Chiesa a rischio chiusura per… debiti (forse!?!) a Santa Margherita Belìce

  1. ilmovimento Autore articolo

    Padre Eterno, se clicchi sulla parola “qui” troverai la fonte..

  2. Eretico per scelta

    Mi sembra che dalla lettura del testo il Prete abbia fatto capire che “i fedeli…siano stretti di manica” . Le offerte anche se libere..facciamoli “generose”… Una dichiarazione del Prete che contrasta con la presunta generosita’ del popolo margheritese… anticipata nelle premesse….di questo post…

  3. Manciatari

    Scusate , ma i soldi delle raccolte i soldi delle messe i soldi varie,… E del coppo dove vanno.. Scusate hai ristoranti

  4. Filippo Rabito

    Attaccare il prete è ridicolo. Io non vado a messa, ma questo prete pubblica centesimo per centesimo tutti i soldi ricevuti, “cannistro” compreso. Il margheritese, in quanto “animale selvatico” si è approfittato del fatto dell’offerta libera con offerte di 5 euro. Ora capisco la situazione di indigenza di alcune famiglie e i problemi attuali, ma le parrocchie hanno continue spese per candele, corrente elettrica ecc (tra l’altro tutte indicate nella bacheca presente in chiesa), ma la parrocchia appartiene alla comunità (o almeno a quella cattolica) che volente o nolente deve provvedere alle spese.

  5. Pro Prete

    A FILIPPO RABITO: Si chiede di conoscere chi sta attaccando il Prete.
    Intanto da qualche settimana dentro il Tempio non c’è più chi raccoglie i fondi per il Gruppo Vincenziano. Aria nuova!

  6. Filippo Rabito

    Il margheritaro “medio” che già ai tempi di padre Raso, preferiva la parola di Dio ma a Montevago ecc.

  7. fedelealvescovo

    Ecco una lezione di vita nei confronti di chi sostiene che non esistono famiglie povere. Le parle dell’arcivescono Don Francesco Montenegro…
    Carissimi,
    in occasione della Quaresima sento il bisogno di condividere con Voi alcune riflessioni che mi stanno particolarmente a cuore. Come Vescovo desidero che la nostra diocesi sia una comunità profetica che annunci con gioia la Parola (e le indicazioni del piano pastorale ci stanno spingendo ad acquisire questo nuovo stile) e la testimoni in tutte le sue azioni. Vi chiedo, pertanto, di accogliere questo scritto con amorevolezza e simpatia: non contiene divieti o limitazioni ma indicazioni che potrebbero aiutarci a crescere nella fede e nella santità.
    Ho deciso di scrivere in occasione della Quaresima perché è il tempo forte che la liturgia ci fa vivere in costante ascolto della Parola e in sincera conversione per una adeguata preparazione all’incontro con il Risorto. Ritengo che dobbiamo valorizzare la grazia di questo tempo liturgico facendo in modo che la nostra vita sia sempre più modellata su quella di Cristo che, a partire dal battesimo, abita in noi; la Sua presenza ci spinge a far morire in noi l’uomo vecchio e a camminare in una vita nuova, preannuncio e anticipo della risurrezione.
    La riflessione che vi propongo riguarda lo svolgimento delle feste patronali nelle nostre comunità parrocchiali. L’argomento è molto vasto e non intendo fare una trattazione completa, anche se da più parti si avverte il bisogno di rileggere con attenzione alcuni fenomeni e di trovare delle prassi che mettano insieme rispetto delle tradizioni, genuina spiritualità popolare e fedeltà al Vangelo e all’uomo. Già il mio Predecessore vi aveva offerto un catechismo delle feste religiose che mantiene tutta la sua attualità dottrinale e propositiva.
    Il problema che mi pongo e rispetto al quale vorrei che insieme riflettessimo è legato al momento storico che stiamo vivendo; ormai da alcuni anni e, temo per un tempo prolungato, migliaia di famiglie della nostra terra si trovano a vivere in serie difficoltà economiche: aumenta la percentuale di disoccupazione giovanile e non solo, l’agricoltura versa in uno stato di crisi profonda, la pesca è in grave crisi, non si vedono prospettive di investimento industriale …. Sono tanti i giovani che lasciano la nostra terra per trovare altrove un’occupazione e sono in aumento le persone adulte che sono state licenziate e che non sanno come provvedere ai bisogni delle loro famiglie. Tutti voi avete il polso della situazione perché conoscete, meglio di me, le singole situazioni e vi accorgete con quanta insistenza si bussa alle porte delle parrocchie per un po’ di spesa o per pagare le bollette. È una situazione di grave crisi per la quale non dobbiamo stancarci di pregare mentre, come comunità, dobbiamo interrogarci sul da fare perché il grido di dolore che si solleva da tante famiglie non rimanga inascoltato.
    Il Signore ci chiede di non perdere mai la speranza. Tuttavia, nella pedagogia divina, la speranza non è mai calata dall’alto ma si incarna in volti e persone che, attraverso gesti concreti, diventano il segno visibile della speranza divina. Questo per dire che in questo momento storico, così tormentato e faticoso, ci viene chiesto di essere noi segno della speranza che viene da Lui. La speranza, infatti, ha sempre bisogno di una traduzione concreta fatta di opere che aiutino chi soffre a rialzare la testa.
    Ecco la mia proposta: le feste patronali che si celebrano nelle nostre comunità sono il segno di una fede che, attraverso le diverse generazioni, arriva ai credenti del nostro tempo i quali sentono il bisogno di onorare i Santi Patroni nel modo più solenne possibile. So bene che all’origine di ogni festa c’è un bisogno popolare di rinnovare l’amore verso coloro che sono riconosciuti come modelli e protettori e mi rendo conto che ogni festa è un momento di forte evangelizzazione per tutta la comunità. Ritengo, tuttavia, che un’autentica spiritualità – anche popolare – non possa chiudere gli occhi sulla situazione che vivono le singole comunità. Come non porsi qualche domanda: È autentico amore ai Santi quello che porta a spendere diverse migliaia di euro mentre nelle stesse strade in cui passa la statua del Santo ci sono famiglie che non hanno di cosa mangiare? I Santi si aspettano da noi solo delle manifestazioni esterne ben fatte o una maggiore attenzione all’uomo che è la gloria vivente di Dio? La finalità di una festa religiosa si può racchiudere dentro un calendario di eventi senza dare attenzione alle problematiche del territorio?
    Capisco bene quanto sia complesso il fenomeno delle feste patronali e quanto lo siano le implicanze antropologiche e sociali, però ritengo che ogni cristiano non può non interrogarsi su ciò che fa per capire se è sulla stessa lunghezza d’onda del Vangelo di Gesù Cristo. A mio avviso, nel rispetto delle tradizioni e con la dovuta preparazione spirituale, molte cose si potrebbero cambiare e, con la sincerità dei figli di Dio, non possiamo non riconoscere che ci sono sprechi di denaro che non rendono per nulla onore ai Santi. Anzi!
    Ciò che vorrei chiedervi è innanzitutto un esame di coscienza per rendersi conto se lo svolgimento delle singole feste sia fedele al Vangelo o meno. Se non lo è proviamo a metterci in discussione per capire cosa e come cambiarlo. Per iniziare potremmo impegnarci a ridimensionare alcune spese. Non si tratta di tagliare qualcosa ma di fare in modo che, per la stessa cosa, si spenda di meno. Ciò che si risparmia potrebbe confluire in un fondo da destinare alle famiglie in difficoltà. Così, amando i figli di Dio che si trovano in situazioni di disagio economico e sociale, onoriamo i Santi. Così la festa religiosa diventa occasione di evangelizzazione, espressione di carità e segno di speranza. Una simile attenzione rende meglio ragione della devozione ai Santi che deve essere vissuta come momento in cui tutti i battezzati riscoprono la vocazione alla santità e si impegnano a realizzarla percorrendo la strada maestra dell’amore per Dio e dell’amore per il prossimo. È attraverso la carità che diventiamo santi e sono tutti i Santi ad aiutarci a vivere nella carità, cioè nell’amore incondizionato verso il prossimo e, in particolare, verso chi soffre. Senza gesti di carità la devozione ai Santi rimane un atto isolato e superficiale senza alcun beneficio per la vita spirituale. Vivendo a contatto con i Santi siamo chiamati ad allargare costantemente il cuore a Dio e al prossimo per essere, anche noi, dei santi.
    Ciò che Vi sto chiedendo lo ritengo possibile e volutamente ho preferito essere generico (proprio perché nessuno pensi a qualche proibizione ma tutti ci impegniamo con fantasia a capire cosa si possa fare): con un po’ di coraggio possiamo riuscirci e, ne sono certo, potremo sperimentare in modo ancora più bello il senso della festa e la vicinanza dei Santi.
    Spero che queste righe possano essere d’aiuto alla riflessione ed ispirare scelte concrete da realizzare nell’immediato con l’impegno di continuare nel tempo. La Quaresima, che sta per iniziare, aiuti tutti noi a cambiare vita. I nostri Santi Patroni intercedano per noi perché, attraverso scelte piene di Vangelo e di carità, la loro santità diventi anche la nostra. Vi ringrazio per la Vostra attenzione e, uniti nella preghiera, Vi saluto tutti cordialmente

  8. fedelealvescovo

    Vedo che vi ostinate a pubblicare una nota delle sante parole del vescovo. Fonte trs per sincerarvi

  9. fedelealvescovo

    Ecco la lettera stampata su foglio giallo diffusa dall arciprete… Tratta dal sito Atlandide

    Sovvenire alla necessità della Chiesa
    Anche se con un ritardo di alcune settimane, abbiamo deciso di pubblicare sul nostro Blog la Lettera che Don Filippo Barbera ha indirizzato ai parrocchiani, sollecitando una partecipazione più corposa nel sovvenire alla necessità della parrocchia. Nel caso specifico, si tratta di una richiesta di aiuto per ripianare la grave situazione finanziaria in cui la comunità si ritrova. A dire il vero, non pensavamo fosse proprio necessaria questa pubblicazione: i parrocchiani , infatti, l’hanno letta e capita e si stanno attivando di conseguenza, dando una mano d’aiuto a Don Filippo. Ciò che invece ci spinge a moltiplicarne la diffusione è l’aver constatato come attorno a questa Lettera nelle settimane scorse si sia fatta molta disinformazione, distorsione della verità e demagogia. Evidentemente, anche il mestiere del giornalismo a Santa Margherita risente della crisi morale e di valori etici che ormai investe tutti i settori della vita personale e sociale. Vi proponiamo, quindi, il testo integrale della Lettera.

       Carissimi Parrocchiani,
    vengo a Voi per chiedere una particolare attenzione per la Parrocchia, in questo momento di difficoltà.
       Voi avete notato come, fin dai primi mesi del mio arrivo in Comunità, ho attuato il sistema della “offerta libera” per qualsiasi servizio parrocchiale, metodo questo richiesto dalla nostra Diocesi fin dal 1982, in seguito al Sinodo Pastorale Diocesano e alla conseguente promulgazione del “Direttorio Liturgico – Pastorale dei Sacramenti”.
       A motivo, anche, di alcune spese fatte, e non pagate, prima del mio arrivo in Comunità, si è accumulato un debito di circa 8.000,00 euro.
       Fino ad ora ho cercato di tamponare personalmente la situazione.
       Col passare del tempo mi sono dovuto accorgere che occorre un intervento straordinario per ripianare la situazione.
       So benissimo che il sistema della “offerta libera” funziona poco, poichè a ciò non si è stati educati.
       Ritengo che dobbiamo crescere, ancora tanto, nella direzione della partecipazione e della corresponsabilità nella vita della parrocchia, anche nel campo economico.
       Carissimi fratelli,
    mentre Vi ringrazio per l’affetto e la stima grande di cui mi avete circondato fin dal mio arrivo, sono quì a chiederVi un aiuto straordinario per la Parrocchia.
       A partire da Domenica 29 Gennaio apriremo una sottoscrizione (libera) per ripianare il debito parrocchiale.
       Ognuno potrà dare il proprio contributo per i bisogni della Parrocchia rivolgendosi al sottoscritto.
       Una cosa, però, chiedo a tutti: per esigenze di trasparenza cristiana ed ecclesiale, non posso accettare offerte anonime. Quindi, nel resoconto che appenderemo alla porta della Chiesa Madre dovranno comparire almeno le iniziali di nome e cognome dell’offerente (oppure N.N.), e la cifra offerta.
       In qualsiasi comunità o gruppo che vuole dirsi ancora cristiano, la trasparenza e il resoconto offerto ai fratelli sono punti cardini di onestà e correttezza.
       Scusatemi, fratelli carissimi, se in un momento di così grave crisi mi permetto di bussare alla porta del Vostro cuore: la gravità della situazione, dopo tanta preghiera, sofferenza e consultazioni, mi chiede di compiere questo passo.
       So che non deluderete le attese del Signore e che non mi sbatterete la porta in faccia come alcuni, con totale assenza di senso ecclesiale, hanno fatto.
       Sono sicuro che il sistema della “offerta libera” (su cui non si può tornare indietro, perchè ce lo chiede la Chiesa), a poco a poco, ci farà compiere un cammino di maturazione cristiana ed ecclesiale.
       Come il “poverello di Assisi” (S. Francesco) nell’atto di ricostruire la piccola chiesetta di S. Damiano, a tutti ripeto: “A chi mi dà una pietra assicuro dal Signore la ricompensa di una pietra; a chi me ne dà due, assicuro due ricompense.”!
       Grazie, fratelli cerissimi… “e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà!”
       Anche per mezzo di questa vicenda, il Signore ci aiuterà a crescere come comunità ecclesiale, “famiglia dei figli di Dio”.
       Con stima grande, mentre anticipatamente Vi ringrazio, Vi abbraccio e Vi benedico.
     
    S. Margherita di Belice (Ag) 28 Gennaio 2012
    >  don Filippo Barbera, arciprete

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