Statua del Cristo Redentore: 3 alternative dal PRG

A corredo della vivace discussione che si è creata attorno al “mito” della statua del Cristo Redentore e del luogo della sua ubicazione, se lasciarla in Piazza Matteotti così come è già previsto, se trovare un altro posto (Calvario, Porta Nuova, piazzale della Chiesa Madre, ecc..), dopo il sondaggio lanciato da noi qualche giorno fa, oggi siamo in grado di pubblicare uno stralcio del PRG, pervenutoci grazie al Direttore de L’Araldo, Joseph Cacioppo.

In questo stralcio, sono segnati 3 luoghi che al momento sono senza alcun vincolo e quindi possono rappresentare delle alternative alla Piazza Matteotti come luogo di posa della statua.

PRG Stralcio Legenda

2 pensieri su “Statua del Cristo Redentore: 3 alternative dal PRG

  1. thanks my god

    Il premio l’abbiamo consegnato, non abbiamo badato a spese, un figurone davvero
    Siamo un paese di gente ricca e possiamo permetterci il meglio sul mercato
    Certo, ora ci assilla il problema della collocazione della statua, i pensieri non finiscono mai
    Ma come diceva Eduardo De Filippo , la nottata passerà e risolveremo anche questo
    Sì viviamo davvero nel paese dei balocchi!!!!!!!!
    remercie mon dieu
    thanks my god

  2. Giacomo Giuffrida Samona'

    Pur non essendo margheritese, ma essendo legato da sempre a Santa Margherita di Belìce, per motivi familiari, di vecchie amicizie e quant’altro, mi si permetta di esprimere un parere sulla questione, ovviamente cercando di motivarlo. Secondo me, e credo forse di interpretare e condividere il pensiero di molti, il posto “ideale” per una statua di tali dimenzioni, e per i molteplici simbolismi che essa porta con se, sarebbe quello denominato ” A Cruci ” o “IL Calvario”, e questo perchè: A ) E’ il punto più alto del territorio, da cui si domina sia il paese che la circostante campagna, in quasi tutte le direzioni, e Santa Margherita, non dimentichiamolo, vive essenzialmente di Agricoltura, e quindi intrinseco è lo strettissimo legame con la terra, intesa come fonte di produttività e sviluppo. B) IL simbolismo della statua, raffigurata con le braccia aperte, richiama con evidenza ad un “Abbraccio”, ed ad un tempo una “Benedizione” che deve e vuole , per chi crede in ciò, coinvolgere tutta l’universalità del territorio sul quale insiste. C ) Collocata all’interno del centro urbano, le sue dimenzioni, (5 mt. di H.) più l’eventuale e proporzionale basamento, la farebbero probabilmente apparire come un gigante piovuto fra le case, creando, a mio avviso, una visibile sproporzione ed uno squilibrio,fra le stesse ed il manufatto in sè, Oltretutto, sull’altura della Croce, la statua stagliandosi contro lo sfondo del cielo, riprenderebbe una dimensionabilità visiva più proporzionata e gradevele, che non stagliandosi fra case e manufatti vari, ancorche in spazi urbani aperti (piazze). D ) Con la sua altezza, sarebbe perfettamente visibile (specie se illuminata di notte) dalla fondovalle e dai paesi vicini, ricreando quasi idealmente una volumetria ottica e spaziale sul territorio, preesistente al terremoto del 1968, e risalente al tempo degli arabi, allorquando da lassù, l’antico minareto, poi trasformato in chiesa cristiana, denominato (La Lanterna), era un punto di sicuro riferimento per tutti, viandanti e residenti, e popolazioni circonvicine. E ) Opportunamente collocata in situ, convivrebbe perfettamente con La Croce, che non dovrebbe assolutamente essere toccata dal suo posto, a simboleggiare quasi, il Martirio (La Croce) a cui segue l’inevitabile Rinascita (Il Cristo benedicente nell’abbraccio), così come appunto è accaduto per il nostro territorio, che dal martirio del tremendo terremoto del 1968, è rinato a nuova, anche se ancora difficile, vita. Finisco quì, pregando i campanilisti più accesi, di scusare quella che potrebbe essere scambiata per un eventuale ingerenza in cose che riguardano la bella Santa Margherita di Belìce, ma che invece vuol essere un piccolo contributo a non svalorizzare (se infelicemente collocato) un dono fatto da tanti margaritari, lontani fisicamente dal loro paese d’origine, ma ad esso vicini sempre col cuore e col pensiero.

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