Premio Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa 2011:…. Le serate di… contorno

(2199) di Giacomo Giuffrida Samonà 
A
vevamo promesso, nell’articolo precedente, come, in separata sede, avremmo commentato le serate poste a preludio e …contorno della serata clou della settimana gattopardiana. Eccoci quindi ad assolvere, a questo compito.
Si è cominciato la sera del 30 luglio u.s., con una serata, “Stelle del Gattopardo”, ideata dalla direttrice artistica della settimana dedicata a Tomasi, in consocietà con Enzo Benestati, vecchia ….gloria delle estati margheritesi di tanti anni fa.
Buona, l’idea di …smistare, sul binario di una serata a sé stante, la consegna delle tante targhe, targhette, diplomi, e riconoscimenti assortiti, alle varie personalità operanti nel territorio delle Terre Sicane,  nei vari ambiti del sociale, dell’arte e della cultura in genere. Sul palco del terzo cortile di Palazzo Cutò, la direttrice e coordinatrice della serata, Rosy Abruzzo, ha dato sfogo alla sua verve creativa, affinatasi con la partecipazione alle presentazioni di varie edizioni del Carnevale di Sciacca, alla trasmissione tv “Domenica in…famiglia”, ed ad altre manifestazioni di piazza o televisive. In veste di “” Solerte …..Valletto””, un Enzo Benistati dispensatore, in rigorosissimo abito blu, di targhe e diplomi, consegnati ai destinatari, con la solennità che la circostanza richiedeva. Merito della serata, protrattasi per alcune ore, aver evitato di ingolfare, come purtroppo accaduto in passate edizioni, la serata del premio con la consegna, in quella non adatta sede, di vari riconoscimenti a personaggi locali e non, che, validissimi se riferiti al territorio ed al contingente, nulla avevano da spartire con la natura stessa della serata finale di consegna del Premio Tomasi.
Lo avevamo segnalato per primi, da queste pagine del blog, la scorsa stagione, e constatiamo con piacere come il suggerimento sia stato raccolto e messo in essere, segno inconfutabile, come detto, che, nonostante le ….apparenze, “…..lassù, qualcuno ci …….segue ed ascolta” . Vuol dire, se non altro che il buon senso, in fondo, non si è ancora del tutto smarrito.

Seconda e terza serata, dedicata al “Be Happy” organizzato dalla Associazione Atlantide. Contenitore di varie e diversificate iniziative rivolte ai giovani, che, in buona sostanza, hanno riscosso un discreto successo, pur “non azzeccandoci nulla”, come direbbe il buon Di Pietro, con la sostanza e natura del premio in se. Erano in sostanza le classiche serate da cartellone estivo che costellano i palinsesti delle varie serate estive di ogni città. Comunque, hanno assolto con dignità e successo il loro compito di ….riempitivo della manifestazione margheritese.
Bella e piacevole, la serata del 3 Agosto, dedicata alla presentazione dell’interessante libro sul Senatore , ma soprattutto Dottore Traina, scritto da Andrea Giuseppe Randazzo. Di questo pregevole lavoro abbiamo già relazionato,su queste pagine, in un precedente articolo, al quale rimandiamo, limitandoci a solo due commenti-invito, ossia, un Bravo Andrea, di tutto cuore, ed un caldo Comprate il libro, né vale davvero la pena e contribuirete anche ad una buona causa da realizzare con i proventi delle vendite.
Intriganti e coinvolgenti, le mostre degli artisti Pascal e Maniscalco, che, pur in un periodo di crisi economica quale l’attuale, propongono al pubblico i loro pregevoli e interessanti lavori di pittura, suscitando notevoli consensi ed interessi.

Da evitare, invece, lo segnaliamo e suggeriamo caldamente agli organizzatori della manifestazione, l’esposizione di tele e lavori vari, ispirati per l’occasione a scene e personaggi del Gattopardo, esposti nel cortile–passetto, antistante la sede di svolgimento del Premio, 3° cortile. Scusatemi, ma quelli visti la sera del 5, erano davvero BRUTTI, e davano soltanto un tocco da triste bancarella di fiera paesana, ad una cornice piacevole quale quella del Premio stesso. Molto meglio le vuote pareti dell’androne, che quelle Angeliche e Tancredi che, occhieggiando dalle tele, fanno davvero disamorare dalla visione ideale che dei personaggi del Gattopardo comunemente si ha. Se proprio li si vuole far esporre, lo si faccia in altra sede e contesto, piazza, locali pubblici, o altro, e NON nella sede istituzionale di un così prestigioso appuntamento. Se posso essere “cattivo”, mi ricordavano il famoso quadro del “vecchietto con la pipa”, croce e delizia degli avventori di numerosi locali pubblici Specie bar e “ristoranti” (ad una se non mezza “stella”) dello stivale, negli anni 70.

Interessantissima, invece, anche se seguita purtroppo da pochi spettatori, la serata dedicata al Teatro Festival della cultura Siciliana “AL FEMMINILE”  LA TRISCELE CHE SCRIVE, giunta alla sua terza edizione, ideata e diretta, oltre che fortemente voluta, da quel poliedrico vulcano di idee che è la margheritese Margot Cacioppo, architetto per professione, donna di cultura per vera e consolidata passione. Interessanti le tre scrittrici proposte, Beatrice Monroy, (Elegia delle donne morte- ed.Navarra), Marilena Monti (viaggio di cuore, ed.di Girolamo/Coppola) e Veronica Tomasini (Sangue di cane-ed Laurana). Coinvolgenti ed a tratti davvero forti, per intensità e colore, le messe in scena di brani dei tre lavori. Unico grave neo, ma non certo colpa di organizzatori o protagonisti, la mancanza di un pubblico “vero” e soprattutto più  numeroso di quello scarso centinaio di persone che hanno seguito la serata. Gli altri, gli assenti, si son persi, peggio per loro, un occasione interessante per seguire ed assistere ad un momento culturale tutto sommato piacevole. Segno questo, purtroppo, di quanto la gente, dalle nostre parti, poco partecipi, se non per mondanità e sfoggio di sé, ai rari momenti culturali ed artistici della zona. Comunque, un “Complimenti Margot !” ci stà davvero tutto.

Assolutamente inopportuna, invece, tutta la cerimonia, autentico ambaradan circense, tenutasi il sabato pomeriggio per la titolazione della piazza antistante il Museo della Memoria, alla Regina Maria Carolina di Borbone, regina di Napoli e del Regno di Sicilia (poi, “Due Sicilie”), in ricordo del suo soggiorno a Santa Margherita di Belice, ospite di Niccolò Filangieri.  Titolazione e ….coreografica cerimonia, fortemente voluta dall’assessore alla…cultura (????!!!!!!!)  Baldo Cacioppo, che ha dimenticato, forse per i numerosi impegni istituzionali, che questo è l’Anno Ufficiale ed Istituzionale “a livello nazionale” (da Trento a Capo Passero) della UNITA’ D’ITALIA, e che, in tale storico ed alto momento commemorativo nazionale, una cerimonia con tanto di figuranti in divisa borbonica, inno borbonico, onorificenza borbonica al gonfalone cittadino, sindaco con fascia tricolore, ed amnicoli vari, rappresenta non un momento di eventuale riconciliazione col passato, (a voler forzare un pensiero che di sicuro non è manco passato pa’ capa a nessuno, men che meno al nostro baldo addetto alla cultura), ma un autentico schiaffo alla STORIA ed Unita’ del popolo Italiano. Non dico che tale manifestazione non si sarebbe dovuta o potuta svolgere, dico soltanto che si sarebbe potuta svolgere sicuramente, in un momento temporale diverso, ed in altre occasioni che non sarebbero certo mancate nel prosequio del tempo. In sostanza, come ha detto nella sua mail (dal blog riportata) il compianto Ammiraglio Francesco Caracciolo, un bello schiaffo e calcio nel sedere ai tanti patrioti, martiri, soldati, anonimi cittadini, partigiani, etc, caduti, dal 1820 al 1946, (dai moti carbonari alla guerra di liberazione contro il nazifascismo) per questa bellissima utopia chiamata UNITA’ D’ITALIA,  “ UNA, LIBERA, INDIPENDENTE”, e mi si consenta di aggiungere, forse retoricamente,   DEMOCRATICA.
Complimenti, sig. assessore alla cultura, (sarebbe meglio alla coltura), con una festicciola da cabaret, ha dato un bel calcione a tutto ciò; un bel successo, non c’è che dire, culminante, la sera stessa, durante la presentazione del centocinquantenario dell’Unità d’Italia, (tho ! ci ha pensato !!!) ad un altro “strafalcione” storico, stavolta riferito agli “ unici  garibaldini partiti al seguito dei mille” ossia, secondo lei, Crispi e Di Giuseppe.
In effetti da Quarto partirono realmente, sul Piemonte (era uno dei velieri usati da Don Peppino x lo sbarco a Marsala) Di Giuseppe e Crispi, ma solo perché, perseguitati politici, e ricercati dalla polizia borbonica, si erano rifugiati in Piemonte e Liguria. Anche ammesso che questi fossero gli unici agrigentini imbarcatisi a Quarto, ma non furono in realtà gli unici; bella amnesia scordarsi che subito dopo lo sbarco, centinaia di siciliani accorsero da tutta la Sicilia x unirsi a Garibaldi, e di questi, alcune centinaia erano dei paesi a noi vicini,della provincia di Agrigento. Per quelli specifici da Santa Margherita, poi, Le abbiamo comunicato i nomi (vedi mail di Caracciolo e Libro del Prof. Scuderi)), in tempo utile per, se non altro, a frittata annunciata (cerimonia borbonica) per ricordarli durante la “cerimonia” o se non altro ALMENO, durante la serata della celebrazione del Premio e dell’Unità D’Italia. MA NIENTE, più sordo di una campana, pure agli assist più che amichevoli offertile, anzi, per restare in tema e clima gattopardiano, “Sempre sordo”, come scrive Tomasi di Concetta, figlia del Principe Don Fabrizio, “SORDA” alle timide avances di un signorile ed innamorato Cavriaghi (l’ufficiale amico di Tancredi).

Comunque, inutile riparlare di cose alle quali ormai non si può più porre una sinanco pietosa e pudica pezza. I vecchi e non dimenticati Garibaldini Margheritesi, tengono comunque più all’onoratezza del loro nome, al loro senso di italianità, ed alla loro personale Storia, che alle targhe e targhette che, a frittata ormai abbondantemente fatta, potreste loro, tardivamente, ed ormai solo retoricamente, dedicare.
Concludo,genericamente con una citazione di cui purtroppo non ricordo l’autore, e che, a scanso di equivoci o fraintendimenti, non è riferita a nessuno in particolare o in generale, ma è solo una reminiscenza, magari cattiva, di un vecchio ipercritico come lo scrivente, “La forza dell’ignoranza è l’ultima roccaforte di un potere allo sfascio”
Termino qui queste note e notarelle sulla Settimana Lampedusiana, in quanto ritengo che commenti e considerazioni siano largamente contenuti fra le righe delle stesse.