Montevago: Area Artigianale, ennesima cattedrale nel deserto

Riceviamo e pubblichiamo..
La crisi sta mettendo duramente alla prova il “SISTEMA-MONTEVAGO”. Si riduce il peso del settore ricostruzione, l’agricoltura è in evidenti difficoltà …
Sarebbe di vitale importanza  in questo momento storico trovare nuove proposte concrete di crescita e di rilancio della nostra economia, che  non può porsi al di sopra delle regole!
E ancora …

Al di sopra delle regole  c’è la volontà politica, quella che sceglie.

A Montevago la volontà politica di chi ci amministra ha scelto di realizzare un’area artigianale ( vedi determina, settore servizi tecnici, n.7 del 12/01/2012).
A mio parere questa è un’opera che dovevano realizzare, almeno, negli anni ottanta (visto che questi stessi “signori“ amministrano da più di trenta anni), anni in cui il potenziale di sviluppo dell’area artigianale, sarebbe stato garantito dalla necessità di produrre beni per la costruzione delle nostre case prima e l’arredo dopo.

Ritengo che la realizzazione di quest’opera, sarà l’ennesima cattedrale nel deserto, che si aggiungerà alle altre di cui il nostro comune ampiamente  dispone.

Miei cari concittadini oltre il danno dobbiamo subire anche la beffa relativa agli alti costi  sociali ed economici.

Per la  realizzazione dell’area artigianale  il comune dovrà concorrere al costo dell’opera con un mutuo di circa 400.000,00 €, pari al 10% del costo complessivo che è di circa 4.000.000,00 €, vincolando  il bilancio comunale per almeno 20 anni e negando di fatto la possibilità ai futuri amministratori di intraprendere sfide innovative e fruttuose.

 

L’area artigianale nascerà in un terreno agricolo, la cui espropriazione costerà 238.518,00 €, perché il terreno è di proprietà privata.

Costo di espropriazione evitabile se l’area fosse stata pubblica.

Dovete sapere che il P.R.G. di Montevago (adottato con delibera del c.c. n.55 del 13/05/1999 amministrazione Sen. Barrile, e approvato in data 14/04/2003, prima amministrazione Impastato), per lo sviluppo economico, prevede ancora una seconda area per le attività artigianali che ricade per intero sull’area del vecchio centro soggetta al vincolo d’inedificabilità assoluta, apposto col decreto presidenziale del 30 maggio 1968.

Vincolo che questi signori amministratori, della politica che sceglie, dopo trenta anni che amministrano,  non sono ancora stati capaci di far togliere.  

La beffa sconcertante è che l’area artigianale in questione  sarà realizzata  a  circa 2 Km dal centro urbano.

Una volta ultimati i lavori dell’area artigianale, il comune per garantire ad esempio il metano nella stessa, dovrà redigere e farsi finanziare un progetto, il cui costo della linea di metanizzazione  dal centro urbano all’area in questione  sarà di circa  400.000,00 € (circa 200,00 € al metro).

Metanizzazione che non necessiterebbe, solo se l’area fosse costruita limitrofa al centro urbano.

Inoltre bisognerà costruire una rete fognaria, di circa 2 Km, per collegare l’area  al depuratore che non c’è (poi vedremo come alle aziende verrà data l’autorizzazione allo scarico) con una stazione di pompaggio il cui costo inciderà sulle aziende.

Rete fognaria con stazione di pompaggio che non necessiterebbe, solo se l’area fosse costruita limitrofa al centro urbano.

Dunque quando io dico che è uno sbaglio costruire l’area artigianale, non è  perché io sia contrario allo strumento, ma per le ragioni appena esposte di spreco e di aggravio di costi, vista la distanza dal centro urbano.

 

Se guardiamo ai comuni delle Terre Sicane: Santa Margherita di Belice, Menfi, Sambuca di Sicilia, ci rendiamo subito conto che le loro aree artigianali non solo sono state realizzate da almeno 10 anni, ma sono state tutte costruite in aree pubbliche e limitrofe al centro abitato.

Sapete qual è l’unico problema  che hanno i sindaci di questi comuni?

Con la crisi in atto, nessun imprenditore vuole investire in quelle aree, vedendosi lievitare i costi di gestione, che poi incidono, sul bilancio comunale.

 

In un dibattito svoltosi l’estate scorsa a Montevago, in cui erano presenti tutti i sindaci delle Terre Sicane  emblematica è stata la richiesta al presidente della regione Lombardo da parte del sindaco di Sambuca di Sicilia che lo invitava  a trovare e stimolare imprenditori affinché investissero nel suo comune.

Eclatanti sono state pure le iniziative, ampiamente diffuse dagli organi di stampa, in questi anni, del sindaco di Santa Margherita di Belice che invitava gli imprenditori ad investire nell’area artigianale comunale, che dispone ancora a tutt’oggi di 18 lotti vuoti su 20.

Iniziative cadute nel vuoto, per la mancanza di investitori.

E ancora lascia l’amaro in bocca assistere come,  per colpa della crisi, in questi anni parecchie aziende hanno  chiuso le loro attività realizzate nell’area artigianale del comune di MENFI, con evidenti ripercussioni economiche e sociali.  

Detto ciò invito il sindaco Impastato a riflettere su quanto da me descritto  e “rivedere” di fatto la realizzazione dell’area artigianale a Montevago, di certo non credo che ciò pregiudichi la nascita di eventuali iniziative, da parte di cittadini residenti.

Quali interessi si nascondono dietro la volontà di realizzare l’area?

Anche perché l’interesse collettivo viene meno, visto che a circa due 2 Km abbiamo l’area artigianale di Santa Margherita di Belice e a seguire quella di Menfi a 12Km e Sambuca di Sicilia a 15Km.

Capisco che recedere oggi dai contratti già stipulati da parte del comune (committente) richiede il risarcimento degli eventuali danni nei confronti dei prestatori d’opera.

Non voglio essere ironico ma ahimè di danni sull’area artigianale ne abbiamo già pagati e ne pagheremo ancora, allora…

Questi danni assieme agli altri!!!

Capisco che è da pazzi in questo periodo di crisi rinunciare a spendere 4.000.000.00 € per il rilancio della nostra economia.

Però  come si suol dire è meglio l’uovo oggi o la gallina domani?

Seguire l’impulso e avere una soddisfazione immediata o controllarlo per ottenere benefici secondari  e forse più duraturi?

Costruire oggi l’area artigianale in quel sito è, secondo me, un crimine perpetrato a danno delle future generazioni e lo ritengo frutto di trent’anni di scelte politiche sbagliate.

 

Signor sindaco lascio a lei e ai suoi preziosi collaboratori le azioni e….

…AI POSTERI L’ARDUA SENTENZA!|

MONTEVAGO, li 10/febbraio/2012                                                    

Mauro Salvatore

3 pensieri su “Montevago: Area Artigianale, ennesima cattedrale nel deserto

  1. giacomo giuffrida samonà

    Caro lillo, avevo giurato a me stesso che non avrei “fatto da sponda” ad interventi sulla “famigerata” aria artigianale, visto che un analogo intervento in tal senso, e con toni non certo soft, lo avevo fatto personalmente su queste stesse pagine circa due anni fà, proponendo le stesse problematiche che tu poni, ed ottenendo la stessa risposta che probabilmente otterrai tu, ora, con questo tuo intervento, ossia IL TOTALE SILENZIO DELLE AMMINISTRAZIONI ALLORA PREPOSTE. Ma una risposta, purtroppo si impone. Giustissime tutte le tue idee, (o dovrei dire, consentimelo, nostre), anche se dannatamente SCOMODE, ma temo, che ad oggi, quella dell’area “artigianale”, più che una questione di reale, creduto, ed auspicato sviluppo della zona, sia divenuta una pura e semplice questione di “tigna”, ossia di incaponimento, “a prescindere” più di natura politica e forse personale, che di reale convinzione che la stessa area, in periodi cupi come l’attuale (totale stagnazione economica, se non addirittura recesso) possa realmente servire a qualcosa. Giustamente, dici esservi ben 18 lotti vuoti nella vicina area industriale già realizzata a Santa Margherita, e nulla impedirebbe, ritengo, che eventuali aspiranti imprenditori montevaghesi o non, se interessati, possano utilizzarle proficuamente. Ma, c’è un ma, caro lillo, grosso quanto una casa, ossia i famosi 4 milioni di finanziamento che “arriverebbero” sul nostro territorio, e questa è una “appetitosa torta” che nessuno vuol farsi sfuggire, mistificando con una fantomatica “ricaduta generalizzata sul territorio” quello che in realtà sarà una ricaduta SOLO sulle 3 o 4 imprese, (peraltro NON necessariamente locali, visto che i lavori vanno appaltati x bando pubblico) che si aggiudicheranno i lavori. Siano sicuri che i soldini resteranno quindi in zona ?? direi tranquillamente di no !!! Almeno NON le fette più grosse. Ed inoltre, la quantificazione degli importi, è ormai vecchia di 6 0 7 anni, nei quali, caro petrolio a parte, ma non ultimo, TUTTO E’ AUMENTATO IN MODO ESPONENZIALE, quindi chi ci metterà l’eventuale e probabilissima differenza IN PIU’? La regione, con le casse a rosso fisso, ed assolutamente incapace di attingere e spendere i fondi comunitari disponibili, od il comune, che sul preoccupante rosso fisso ormai sà di poter contare sempre più, visto i tagli ai trasferimenti in favore degli enti locali decisi da Roma e da Palermo ? Sinceramente, le proposte da noi fatte,(consentimi di associarmi a te), circa una eventuale delocalizzazione in aree non espropriande (quindi a costo zero) e più logisticamente valide, sono ragionevolissime, e comporterebbero, ove si insistesse pervicacemente in tale progetto, delle RILEVANTI ECONOMIE DI SCALA (espropri, urbanizzazioni, servizi di rete, etc) ma cozzano col “desiderio di spesa” a tutti i costi. Tignoso, appunto ! Per il territorio, riterrei più utile, ed il discorso vale x tutto il BELICE, insistere seriamente, decisamente e massicciamente, sull’acquisizione dei fondi necessari al TOTALE COMPLETAMENTO DELLA RICOSTRUZIONE ( e lo dico, a scanso di equivoci e stupide malignità, anche in quanto interessato personalmente dopo 40 anni di attese,) che a Montevago, fra pubblico e privato, consentirebbero realmente una vera ricaduta sulle imprese edili locali,ormai ridotte al lumicino, e sull’economia della zona. Ma il problema Completamento Ricostruzione, sembra NON più interessare i nostri amministratori, delusi e rassegnati, forse, ai NIET di Roma, ed all’IGNAVIA di Palermo (regione) che a Montevago, in un incontro tenutosi in piazza, tramite il presidente Lombardo, a settembre 2011, avevano promesso mari e monti, fondi fas e simili, per poi, finita la comparsata di piazza, archiviare le belle promesse e chi s’è visto s’è visto. E’ giusto e sacrosanto, che i nostri amministratori cerchino, in periodi di vacche non magre ma scheletriche, di attirare in zona fondi da investire, per dare se non altro una boccata di ssigeno, ma sarebbe altrettanto utile se detta boccata di ossigeno, NON fosse fine a se stessa, ma finalizzata ad uno sviluppo continuativo, e perché nò, duraturo ed incrementabile nel tempo. Considerare ad esempio il turismo, residenziale e non, ad esempio, avendo come volano le risorse del territorio, e le terme sono una grande risorsa in tal senso, e sfruttare la disponibilità dei potenziali posti letto in paese, mettendo quindi su di un mercato ben organizzato e gestito, il paese intero, inteso come paese albergo o struttura ricettiva diffusa, sarebbe un ottima cosa, ma PRIMA dovrebbe ben funzionare lo stesso SISTEMA PAESE, con servizi ed offerte che invoglino eventuali turisti,a venire nelle nostre zone. Non parlo di agricoltura, in quanto più massacrato di come è stato, il comparto non potrebbe essere !. Qui mi fermo, in quanto il discorso, sempre riprendibile, e con altre tematiche e spunti, sarebbe, ed è, troppo lungo ed articolato. Per quanto riguarda l’area artigianale, ti lancio un idea di cui potresti farti promotore.: Perché non proporre ai nostri amministratori di indire un referendum locale sul sito dove ubicare il nuovo eventuale insediamento artigianale ? Contrada Pianotta, (da espropriare e pagare) o area vecchio paese acquisibile a costo zero, purchè si faccia seriamente il necessario iter burocratico di delocalizzazione ? Sarebbe uno strumento di democratica PARTECIPAZIONE POPOLARE alle scelte eventuali del PALAZZO, sollevando lo stesso da pettegolezzi e chiacchere non sempre giustificate ! Provare si può !!!!!!
    Giacomo Giuffrida Samonà

  2. l

    Caro Giacomo ti ringrazio per il tuo commento che condivido pienamente.
    Per quanto riguarda l’idea di promuovere un referendum cittadino per trovare una nuovo sito dove ubicare l’area artigianale mi trovi pienamente daccordo.
    Anche perche l’idea potrebbe rientrare in quel progetto di bilancio partecipato, che da tempo io propongo con il quale i cittadini possono presentare idee e progetti all’amministrazione che, preso atto di queste necessità, deciderà le eventuali variazioni da un progetto a un altro.
    Per quanto riguarda la possibilità di individuare un’area all’interno del vecchio centro è impossibile fino a quando come dico nell’articolo non si toglie il vincolo di assoluta inedificabilità, peraltro già c’è una seconda area individuata.
    Per il resto siamo nelle mani del nostro sindaco visto che ormai è stata espletata la gara per la realizzazione dei lavori dell’area artigianale vedi determina, settore servizi tecnici, n.7 del 12/01/2012, e predisposto l’acconto di indennità di esproprio dell’area vedi determina settore lavori pubblici n. 420 del 30/12/2001.
    Lillo1965

  3. Filippo

    Ma prima di mettere mani a una cosa così grande si è pensato a trovare degli imprenditori intenzionati ad investire in quest’area? Il rischio, secondo me, sarebbe quello di trovarci alla conclusione (se mai ci si arriverà) dei lavori davvero con una cattedrale nel deserto!
    Non si potrebbe reinvestire questi soldi (o, in alternativa, trovarne degli altri) per il rifacimento dei locali comunali e delle scuole che oramai sono più che fatiscenti, cosa che reputo molto più urgente dato che ne va della sicurezza delle persone? Ha davvero senso costruire un’area artigianale a Montevago considerando che non ci sono più giovani che possano iniziare un’attività imprenditoriale per mancanza generale di opportunità? Non avrebbe avuto più senso costruirla 20/30 anni fa?

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