Lezione di Trasparenza e Coerenza

(69) E’ notizia di giorno 7 aprile 2007 che il Prof. Baldo Portolano con il sig. Franco Santoro abbiano trovato un accordo sul programma per la candidatura a sindaco di Santoro e a vicesindaco di Portolano.

Inutile dire che questa notizia ha lasciato Noi ragazzi ingenui del Movimento a bocca aperta. Ci sono state scene di isteria generale. Ragazzi che spingevano gli altri contro i muri, che saltavano sui cofani delle auto, che aggredivano verbalmente le povere piante di Via Libertà.

Eravamo semplicemente sull’orlo di una crisi di nervi.

C’era tanto sbigottimento e anche incredulità.

Risuonavano nelle nostre menti le parole che tante volte avevamo sentito dire e avevamo letto nei giorni e nei mesi addietro.

Pensavamo alla lezione di trasparenza che ci era stata data.

Voi non potete parlare di lealtà e trasparenza non considerando il fatto che da 4 mesi stiamo lavorando duramente per la formazione di un gruppo forte e unito”.

Queste erano le parole che più di tutte ci sconvolgevano.

Queste erano le parole che in una fredda sera di dicembre, a cavallo tra Natale e Capodanno, un professore universitario aveva pronunciato come un anatema contro un nostro membro che aveva osato sospettare della lealtà e della trasparenza di alcuni presenti in quella sala.

Quelle parole, così vere e così giuste ci avevano quasi convinto.

Poi arrivarono i primi commenti su questo blog e i primi interventi che stabilizzarono la nostra convinzione che quella persona davvero potesse essere portatore di piena trasparenza.

In data 23 Gennaio 2007 alle ore 06:52 veniva lasciato dal Professore questo commento: “Io vedo in giro solo tanta arroganza, prese di posizioni partitiche e nessun confronto tematico. Il problema non devono essere le poltrone, ma le idee i programmi”. In fondo non crea nessun problema ricevere in dono da qualche Santo semplicemente 2 assessorati, un posto di esperto tecnico, una vice-sindacatura e qualche altro regalino disperso sotto l’ombra degli alberi del Parco. E’ fuor di dubbio che la confluenza deve riguardare il programma e gli ideali e non la disponibilità di una poltrona.

Queste parole poi erano seguite da altre belle parole (solo belle parole) contenute nell’intervista che avevamo proposto a coloro i quali erano segnalati come candidati a sindaco: “Non amo le posizioni precostituite. Tuttavia, ritengo utile precisare che non sono d’accordo con le posizioni arroganti e con le soluzioni partitiche, soprattutto quelle predeterminate, come anche di quelle frutto di strategiche iniziative personali”.

Ancora una volta, giustamente, il Professore metteva in risalto la sua repulsione verso le posizioni arroganti di chi si pone in piazza come candidato sindaco per puro spirito personale o come rappresentante di una posizione unica partitica.

In fondo era quello che tutti Noi, ragazzi del Movimento, avevamo sempre predicato. Non doveva esserci nessun partito. Non doveva esserci nessuna bandiera. Si doveva solo pensare al bene di Santa Margherita.

Come potevamo quindi non rimanere abbagliati da queste parole?

E infatti restammo abbagliati, così abbagliati, da cercare la collaborazione del Professore e ad incitare affinché questa collaborazione potesse approdare in un aiuto concreto per il nostro lavoro.

Logica conseguenza di questo erano gli attestati di stima che nascevano e proliferavano da parte nostra nei suoi confronti.

Ma arriva sempre il momento del disincanto e anche questa volta non tardò ad arrivare.

Il Professore decide legittimamente di rompere gli indugi e di informare la popolazione della formazione di una lista civica “Uniti per cambiare” per la sua candidatura a sindaco. Decisione presa senza però aver cercato più di tanto l’appoggio del Movimento e anzi lamentandosi, a nostro dire a torto, della nostra poca considerazione mostratagli, anche durante una delle nostre prime riunioni.

Davvero bello quel quadretto di una persona che apertamente viene avvisata del programma della riunione, che accetta le condizioni, afferma di non esserne per niente risentito e poi, alle spalle, continua per giornate intere ad esprimere il proprio risentimento o rancore, anche se magari di vero e proprio rancore non si può parlare.

Però di una cosa si deve darne atto: la sua candidatura e la formazione di quella lista dimostravano sempre la sua avversione contro le posizioni arroganti e partitiche.

Avversione, è importante dirlo, dimostrata anche da alcuni suoi amici che in una sera di Marzo, avvicinando Noi ragazzi ingenui del Movimento, ci mettevano in guardia nei confronti dei poteri forti della politica locale, delle grandi casate di politici che potevano muovere o muovevano già i fili di noi piccoli burattini.

State attenti, dicevano, state attenti a chi vi accompagnate!

Avevamo sbagliato a loro dire ad uscire allo scoperto così presto. Ad essere stati i primi ad avere pubblicamente appoggiato un progetto in cui crediamo. Dovevamo aspettare ancora. Dovevamo aspettare gli ultimi giorni perché tutto si decide sempre in quell’ultimo giorno. E non perché l’ultimo giorno vengono promesse le poltrone. Stolti noi a pensarlo. Ma perché nell’ultimo giorno c’è sempre quella convergenza e condivisione di programmi. Quella era la novità che loro portavano avanti e che Noi, paladini a nostro dire del rinnovamento, non capivamo. Bisogna schierarsi l’ultimo giorno! Perfetta sintesi di trasparenza, lealtà e correttezza.

La stessa lealtà poi che ha portato tutti a sondare tutti i terreni possibili per instaurare un accordo. Secondo la vox populi, prima il Professore e i suoi amici hanno sentito il sindaco uscente senza arrivare ad un accordo, successivamente hanno sentito la parte Santa di questa campagna elettorale per tante e tante volte senza riuscire mai a trovare un accordo, incontri conditi da visioni di cellulari, e poi anche la parte Valente.

Stavolta sembrava che tutto fosse andato bene.

Si era creata un’unione di idee che lasciava presagire che ormai il lento peregrinare della lista “Uniti per cambiare” fosse giunto alla fine. C’era stato, immaginiamo Noi, quella condivisione del programma.

Mercoledì 4 aprile 2007, un nostro componente veniva avvicinato dal Professore in campo neutro e veniva informato di un dialogo serrato tra il Professore stesso e il dott. Franco Valenti e che ormai si era prossimi all’accordo. Il sorriso illuminava il volto del Professore e sembra anche quello del componente del Movimento.

Alla fine il colpo di scena, come nelle più classiche tragedie e commedie latine e greche.

 

Lista SantoroPortolano

 

Giorno 7 aprile 2007 viene affisso nei locali di Santa Margherita di Belìce un manifestino con cui si porta a conoscenza della cittadinanza la formazione di una lista civica, con il nome di “Uniti per Santa Margherita” che vede come candidato sindaco il sig. Franco Santoro, come candidato vice sindaco il Prof. Baldo Portolano e tra i firmatari, gli amici dell’uno e dell’altro, quegli stessi amici che qualche sera prima ci avvertivano del pericolo che rappresentava qualsiasi antica casata di politici, quegli stessi amici che qualche sera prima ci ammonivano per la nostra imprudenza di esserci schierati troppo presto.

Non nascondiamo che c’era tra Noi poveri ragazzi ingenui del Movimento chi non credeva a queste voci.

Si sentiva in giro, nei locali e in piazza che nella sera di Giovedì c’è stato un blitz dell’onorevole Angelo Capodicasa nell’abitazione del Professore portando tra i cannoli e la cassata anche qualche poltrona in vera piuma d’oca.

C’è chi dice 4 poltrone per la precisione, chi 5. C’è ancora chi non crede a queste voci, non crede a questo blitz e crede piuttosto in un momento di confusione del Professore.

Confusione forse dovuta al nome equivoco della lista Santa. Il Professore infatti veniva da una lista che si chiamava “Uniti per cambiare” (cambiare sponda?) mentre il dott. Valenti (con cui il Professore stesso aveva trovato molti punti in comune) aveva formato una lista con il nome “Noi per Santa Margherita”.

Quel nome quindi, “Uniti per Santa Margherita” magari sarà sembrato al Professore la sintesi tra la sua lista e la lista del dott. Valenti e quindi sbadatamente e incautamente aveva dato il proprio benestare.

Ebbene caro Professore, crediamo che ognuno sia libero di fare le sue scelte e di fare i conti poi con le conseguenze, speriamo sempre positive, che queste scelte comportano. Ma si chiede sempre anche un minimo di coerenza e di trasparenza da colui che impartisce lezioni ad altri di coerenza e trasparenza, da colui che si erge sulla poltrona, pardon piedistallo, e parla di correttezza.

Non vediamo molta coerenza nell’additare gli altri come uomini imposti dai partiti, nonostante da 4 anni si parli sempre di lista civica e soprattutto negli ultimi 4 mesi, con la formazione di una vera lista civica sin dagli albori, e poi correre sotto il braccio di colui che sin da sempre si è proclamato espressione di un partito.

(A proposito, il sig. Franco Santoro doveva essere l’espressione unica della sinistra a Santa Margherita ma nel simbolo della sua lista non vi è nessun riferimento a questo: la sinistra ha rinunciato al suo candidato unico oppure sono gli altri, amici e non del Professore a essere diventati di sinistra?)

Se davvero aveva un’ideale da perseguire, che è quello di una convergenza innanzitutto su un programma e sulle idee, forse doveva continuare nel suo cammino solitario. Forse avrebbe perso le elezioni ma non avrebbe perso qualcos’altro che nessuna elezione e nessuna poltrona le potrà dare.

Faceva bene, caro Professore, il famoso scrittore siciliano Leonardo Sciascia a dividere gli uomini in: omini, ominicchi e quaquaraquà.